Per me sei...


Liberazione. Questo è per me la fotografia. Ogni volta che inquadro la realtà e l'otturatore della mia macchina fotografica si chiude - in quel preciso istante - è come se una piccola parte di me si liberasse diventando luce e finendo con l'impressionare la pellicola o il sensore della macchina fotografica. In quella piccola parte di me..concentrati..vi sono la mia anima, il mio vissuto, i miei sogni, le mie paure, i miei pensieri e i miei desideri. E i miei sentimenti. Per questo credo che le mie fotografie siano come respiri di luce: sono parte del mio essenziale, della mia vita, del mio essere vivo.

E senza respirare, non si vive...

martedì 24 maggio 2011

Attese

Penso ad un bimbo nel grembo materno che inconsciamente attende l'attimo giusto per uscire nel mondo e poi penso ad un vecchio e stanco uomo, nel suo letto di morte, che consciamente attende l'arrivo del suo ultimo respiro. 
Nel mezzo di questa "parentesi" e di questa presa di consapevolezza vedo la vita di ognuno di noi. Una vita che potrà essere (stata) felice o infelice, bella o brutta, sana o insana e via dicendo ma che certamente non avrà potuto fare a meno di lasciarci sempre in attesa di qualcosa. Perché in ogni istante una parte di noi è in attesa dell'istante successivo. E' un meccanismo talmente radicato in noi che diamo per scontato che l'istante successivo a quello che stiamo vivendo arriverà con certezza. E da qui il "colpo basso" che prendiamo quando l'istante successivo di una persona cara non arriva (o il "colpo basso" che prendono i nostri cari (la toccata è dovuta) nel caso in cui fossimo noi a mancare l'appuntamento con l'istante successivo). "Era qui un minuto fa" si sente dire..ed è proprio in quelle situazioni che prendiamo consapevolezza dell'attimo. Paradossalmente ci ricordiamo di lui solo quando viene a mancare a qualcuno che abbiamo vicino. E se vogliamo traslare tutte queste attese nell'arte non possiamo che farlo con la fotografia. Il fotografo attende l'attimo prescelto e quando arriva fa chiudere l'otturatore della sua macchina fotografica e ne immobilizza l'essenza per l'eternità decretandone contemporaneamente la morte. Illuminanti sono le riflessioni di Barthes sul rapporto tra fotografia e morte dell'istante. 




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