Per me sei...


Liberazione. Questo è per me la fotografia. Ogni volta che inquadro la realtà e l'otturatore della mia macchina fotografica si chiude - in quel preciso istante - è come se una piccola parte di me si liberasse diventando luce e finendo con l'impressionare la pellicola o il sensore della macchina fotografica. In quella piccola parte di me..concentrati..vi sono la mia anima, il mio vissuto, i miei sogni, le mie paure, i miei pensieri e i miei desideri. E i miei sentimenti. Per questo credo che le mie fotografie siano come respiri di luce: sono parte del mio essenziale, della mia vita, del mio essere vivo.

E senza respirare, non si vive...

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lunedì 30 dicembre 2013

Viaggio...




La piccola strada di terra comincia con una mezza curva in discesa, al termine della quale c'è una grande pianta di noce selvatica. Poco dopo, una sbarra di ferro blocca l'accesso ai mezzi. E' qui che comincia il mio viaggio. La strada di terra ora corre dritta e in piano verso il bosco. Il passaggio di contadini e pescatori con i loro mezzi lascia profondi solchi e avvallamenti nella terra che le recenti piogge hanno lasciato pieni di acqua. Le impronte delle auto si mischiano a quelle dei trattori. Dopo un paio di curve la strada sale leggermente e si infila all'interno di un piccolo bosco. Tutto è stranamente pulito e ordinato tanto che il tocco dell'uomo si nota al primo colpo d'occhio. Tra gli alberi si intravede una baracca bianca. Le baracche sono quelle piccole case costruite ad uso di cacciatori e pescatori, spesso rialzate da terra di un paio di metri così da evitare danni durante le ondate di piena del fiume. Una catasta di legna tiene compagnia ad una grande griglia di ferro, probabilmente usata in estate per far cuocere la carne sulla brace. A qualche metro una sdraio bianca in plastica sembra attendere l'arrivo della prossima estate. Continuo a camminare. La vegetazione diventa via via sempre più fitta avvolgendo la strada che in alcuni punti entra in grandi pozze d'acqua, altro lascito delle ultime piogge. Il veloce abbassarsi del sole mi spinge a muovere più in fretta e il rumore ovattato dei miei passi rompe ritmicamente il silenzio della strada. In lontananza si sentono le grida di uomini, forse cacciatori, forse pescatori. Non capisco cosa dicono. La strada finisce in riva al fiume che in quel punto ha creato un lungo e ampio bacino aperto privo però di correnti. Una grande lingua di ghiaia separa questo bacino dal letto vero e proprio del fiume. Sulla sponda opposta due piccole figure si muovono a piedi; sono i proprietari delle grida sentite poco prima. Decido  a questo punto di muovermi verso l'apertura che alimenta questo grande ramo d'acqua e ricomincio a camminare. I piedi sprofondano nel fango, non ci sono rumori e non ci sono alberi. Solo piccoli arbusti secchi che fanno compagnia ai miei pensieri. Cammino fino alla fine di questa grande spiaggia di fango dove tra i rami dell'unica pianta intravedo un barcé. Il barcé è la classica barca da fiume, lunga qualche metro, affusolata e costruita in legno. Una volta venivano utilizzate per il trasporto locale sul fiume o per portare le persone da una riva all'altra. Oggi le utilizzano solo i pescatori. Io mi fermo e osservo. Scatto una fotografia e poi ci salgo sopra. 



Il barcé - Fotografia di Giulio Baldi



Cerchi sempre più grandi e via via più lontani disegnano l'acqua intorno a me. Guardo lo sfumare di questi disegni della natura. Resto quasi immobile e dopo alcuni minuti la natura smette di disegnare sulla superficie dell'acqua. Il foglio d'acqua torna ad essere libero e pronto per ospitare nuovi disegni. Alzo gli occhi. Il sole sta tramontando e il cielo sfuma dall'azzurro al rosa passando per l'arancione. Le acque piatte e prive di correnti generano una nuova realtà in cui l'acqua diventa cielo e il cielo diventa acqua. Ad occhi chiusi mi abbandono a questa nuova realtà e mi lascio trascinare dalla corrente. Un delicato tocco sulla mia mano mi fa riaprire gli occhi e subito sento un vuoto dentro che mi toglie il fiato. Il cielo è vicino e i colori del tramonto sono sempre più vivi. Il fiume lucente scorre ora sotto di noi. Piano piano cominciamo a muoverci seguendo la corrente, come fosse ancora il fiume a guidarci. Quando lo si guarda dalla sponda sembra scorrere sempre dritto. Dall'alto invece è un continuo girare da una parte e dall'altra con piccole lingue di acqua e ghiaia che lo decorano.  Il suo corso, gli alberi, la ghiaia, il fango. Tutto sembra essere più bello da quassù. Anche una fabbrica che sorge proprio sulle sue rive pare avere fascino da qui. Poi le sfumature del cielo, le Alpi bianche sullo sfondo, l'aria fredda che ci accarezza il viso e uno stormo di uccelli che vola proprio sotto di noi. E' quasi magia. 
Il sole scende però velocemente dietro l'orizzonte e in un attimo e senza alcun preavviso ci ritroviamo avvolti in un delirio di strani versi e battiti d'ali. Davvero impossibile tenere gli occhi aperti. Lo stormo di uccelli che fino a poco prima volava sotto di noi ci ha letteralmente avvolti. 
Quando finalmente riesco a riaprire gli occhi sono solo, gli uccelli sono spariti e le acque del fiume sono tornate ad essere piatte. L'acqua è tornata ad essere acqua e il cielo è tornato ad essere cielo. 
Sono un po' stranito ma ormai è quasi buio. Scendo così dal barcé e m'incammino verso casa. Dopo pochi passi mi fermo. I miei piedi sprofondano nel fango. Rompo un rametto di un arbusto che avevo vicino, mi abbasso e scrivo sulla terra. Poi mi rialzo, scatto una fotografia e ripenso a tutto quello che è successo. 



Autoritratto - Fotografia di Giulio Baldi


Forse il mio vero viaggio è appena cominciato.  







martedì 17 dicembre 2013

Improvvisazioni...



E' da un po' di tempo che non passo da queste parti ma in fondo non credo di aver mai detto che un tempo ci dovesse essere. L'unica cosa che qui si può trovare è il bisogno. Il bisogno di scrivere, il bisogno di condividere, il bisogno di comunicare. Il mio bisogno. E dunque eccomi qui. Il perché questo bisogno abbia scelto di uscire proprio in questa mattina non lo so e onestamente neanche  mi interessa. Quello che so è che come tante altre mattine sono uscito di casa intorno alle otto e trenta. Il cielo è terso e l'aria è secca e fredda. Di quel freddo che ti fa seccare la pelle ma che in fondo è meno fastidioso del freddo che porta l'umidità. La campagna intorno a casa è interamente bianca, coperta da un velato strato di brina. Il paesaggio ha un fascino che rapisce e io non pongo resistenza. Mi abbandono al suo richiamo e devio dalla strada che avrei dovuto fare prendendo una breve strada di campagna. Dopo pochi metri accosto con l'auto, la spengo e scendo. Sono in riva alla Corsica, un rio che attraversa diversi paesini intorno a casa. Nel mio paese la peculiarità di questo rio è che l'area ai lati del letto è paludosa e fitta di vegetazione. C'è poi un piccolo ponte che l'attraversa usato principalmente dai contadini che lo percorrono con i loro mezzi. Mi fermo al centro e mi appoggio con i gomiti sulla gelida ringhiera in ferro. Intorno a me si sente solo il rumore di un trattore, in lontananza. La natura ha freddo e il silenzio, benché il sole si stia alzando, è imperante. Io osservo. Osservo quel silenzio coperto, di tanto in tanto, dalla nebbia del mio respiro e scatto una fotografia. 




Il Rio Corsica a Guazzora 




Un ricordo aleggia dentro di me. Torno ragazzino, quando ancora, per via dell'età, si poteva girare solo in bicicletta e in alcuni pomeriggi capitava di fermarsi sul ponte della peschiera di Sale. (Lo chiamo in questo modo perché nei pressi del ponte il Rio viene deviato ed utilizzato per la pesca sportiva e nel gergo del paese quest'area è da tutti conosciuta come peschiera.) 
Il ricordo in me si fa forte a tal punto da far emergere la necessità di andare in quel luogo. Riprendo così l'auto e mi sposto. Saltuariamente mi capita di attraversarlo ma sono anni che non mi fermo. Quando arrivo noto che nulla è cambiato. Nonostante i vent'anni che sono passati il vedere che tutto è come era una volta mi lascia una piacevole sensazione. Le stesse piante, la stessa conformazione e lo stesso odore, spesso nauseabondo specie nei mesi estivi, dovuto allo scarico della fognatura. Mi fermo e il mio osservare si mischia al ricordo. Gli amici di allora, la vita di allora, i problemi di allora. Pensare a quanto son cambiate alcune cose in un luogo in cui tutto è davvero immutato fa uno strano effetto. Ma in fondo questa è un po' una magia del tempo e delle vite che insieme decidono cosa va e cosa non va cambiato. In compagnia dei miei ricordi mi fermo ancora un po' a guardarmi intorno. Poi scatto una fotografia e penso a quanto sia affascinante cambiare. 




Il Rio Corsica a Sale

martedì 22 febbraio 2011

domenica 28 novembre 2010

Segno numero due

Segno numero due

Segno numero uno

Segno numero uno

Alberi

Ciò che più temi ti attrae a sé senza che tu possa fare niente per scansarti. 
Alberi

Strage

Nessuno aveva più parole. Ce ne stavamo fermi, uno in fianco all'altro e guardavamo increduli quello che era appena successo.


Strage